

L'uomo è dove è il suo cuore, non dove è il suo corpo. Gandhi
Mentre ritorno dal lavoro, stravolta, leggo un cartello: domani Motor's Parade, uhm chissa' che cosa ci propinano....
Cosi' all'ora di pranzo parto con tanto di macchina fotografica, della serie non si sa mai.... mi ritrovo con una masnada di folli motociclisti di vario genere, nessuno escluso, dai ducatisti piu' accaniti, a quelli che io definisco non proprio elegantemente "scureggioni"... non so perche', ma pur avendo una passione per le due ruote non riesco a farmi andare a genio questi bolidi rumorosissimi, scomodi e oreeeeeeendi, i cui proprietari, spesso, sembrano aver litigato con la doccia...
Anche tra i "mangiariso" mi aspetto di trovare i soliti superpellati della serie "so bello so figo guardatemi che devo dare una rispolverata al mio ego" e invece sono tutti li' a chiacchierare amabilmente tra di loro e con la gente, che guarda ammirata la profusione di cavalli e cromature.....
Era passato un secolo da quando avevo fatto la mia ultima gitarella in moto e ritrovarmi tra di loro mi ha fatto ripensare al ruolo che le due ruote hanno avuto nella mia vita....
Avevo 16 anni e il mio amico del cuore era un fortunato possessore di una mitica Honda Tuareg 125, il nostro sport preferito erano le gite al mare, al ritorno dalle quali mia madre gentilmente imprecava perche' avevo macchiato irrimediabilmente il mio piumino bianco di olio... ma che colpa potevo avere io se Giorgio improvvisamente decideva di taroccare la marmitta?!??! Io pensavo solo a gironzolare appollaiata sulla sella.... Quando mi sono resa conto che per me tutto questo era diventato ben piu' di una gita al mare, Giorgio mi dice ok impara a guidare e prendi la patente! Strabuzzo gli occhi e gli dico ma nooooo non ce la posso fare! Insomma comincia la missione... Ore ed ore trascorse nelle campagne a fare: ferma parti ferma parti, curva, piega (mhuahauah)! Sono pronta per la teoria, passo l'esame (rigorosamente alla motorizzazione non siamo mica pivelli noi) ma la pratica non e' mai arrivata... Giorgio si diploma e mi abbandona in una valle di lacrime e senza patentino.... ma io non demordo: il regalo che mi faro' quando avro' un po' di soldi e' LA MOTO!
Nel corso degli anni ho gironzolato tantissimo appolaiata su moto assolutamente diverse, comode, _decisamente_ scomode, tranquille, potenti, ma la cosa che mi ha accompagnata sempre e' stato il senso di liberta', il divertimento allo stato puro, fine a se stesso, il vento, il rumore del motore, le gite...
Come dimenticare la faccia di Edo che mi guarda e dice: Devo ammettere, sei la miglior zavorra che abbia mai avuto! Bhe' detto da un supersolitario amante del " la moto e' la mia bambina, ci vado da solo, devo fare le curve con il ginocchio piegato per terra, il rombo del mio CBR in galleria e' un suono melodioso!"... e' come minimo un supercomplimento! In quell'occasione mi sono fermata a riflettere sul perche'.. detto sinceramente il rombo del CBR sara' pure melodioso ma a me fa male tutto anche i polsi! Il motivo e' che riesco ad essere davvero tuttuno con la moto, sento i giri del motore, sento quando si avvicina una curva, sento quando si cambia regime, mi piace ascoltare... e' nella mia indole "meccanica"? Ma adesso ho scoperto che non e' importante andare a 200 all'ora, fare le pieghe in curva, importa con chi sono, se sono rilassata, a mio agio e a quel punto si spegne tutto, mi godo le sensazioni, chiudo gli occhi e sento.... che pace che mi davano quei momenti... era come se riuscissi (finalmente?) a spegnere il cervello, c'eravamo solo io e il vento.... Ho ritrovato lo stesso piacere che avevo da ragazzina, la stessa sensazione di liberta', volare nel vento senza timori, nella piu' cieca fiducia, riuscire a staccare godendomi quei momenti senza parole, ma pieni di gesti e di significati...
La MIA moto non esiste ancora... ma dovessi avere 250 anni... sarai MIA!

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