martedì, settembre 19, 2006

Volare....















Egli imparò a volare,
e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia
a rendere così breve la vita di un gabbiano. R. Bach



Questa foto e' stata scattata a Scilla, alla fine di una indimenticabile giornata..... La traversata dello Stretto e' il ricordo piu' bello che ho del 2005. Fine luglio, arrivano le tanto sudate ferie, aereo destinazione Reggio, all'arrivo il mio amico napoletano che mi accoglie con arancino e coca cola! Come sempre vengo accolta da un vento caldo, che conosco e che mi porta indietro negli anni, adoro il clima che si respira in questa terra, anche se piena di contraddizioni e di amarezze...

In albergo il caldo e' soffocante, doccia risoratrice, mi sdraio sul letto e penso a quello che mi aspetta l'indomani... Saranno i pensieri solitari ma mi faccio assalire dai dubbi... Non ho mai fatto gare in mare, ho rinunciato alla gara "preparatoria" di San Terenzo per le meduse e quindi non so cosa aspettarmi... Mi dico: io sono abituata a nuotare con la "riga nera", non riusciro' mai a fare questi (teorici) 3.3 Km in mezzo al blu totale! E se mi prende un crampo? una corrente gelata? che ne so io come funziona in mare aperto... Ok sono un'ottimista per natura, nella vita c'e' di peggio, al limite ci sono sempre le barche, i miei compagni di avventura... Per ora riunione di gruppo, cena e poi si pensa....

L'indomani sveglia e via a farci trasportare amabilmente in barca fino al pilone di Messina! Mentre ci avviciniamo alla costa guardo il fondo, acqua trasparente, c'e' qualche medusa, sara' meglio attrezzarsi con il costumone, il due pezzi tattico della Speedo non mi proteggerebbe abbastanza... La preparazione e' la cosa piu' ridicola della giornata, un gruppo di 50 disperati sulla spiaggia sotto al pilone che si tempesssssta tutto di vaselina, burro cacao, costumi di vario ordine e grado, tutti rigorosamente infilati zampettando su un piede solo per non sporcarsi di sabbia... Nell'attesa rivedo un po' di gente che conosco, i miei amici disabili di Firenze... Loro hanno gia' fatto una traversata e rincuorano me che sto un filino in ansia.. I miei amici master... alcuni dei quali piu' pippe della sottoscritta che ostentano una straordinaria sicurezza... Ma solo io ho paura di questo profondo blu?

Il capobarcaiolo da l'ok..... siamo pronti si parte in 3 gruppi, prima i piu' lenti, io mi colloco amabilmente nel mezzo, tra i piu' veloci c'e' gente che ha fatto l'iron... Non potrei reggere il confronto! Sciafff acqua bassa, trasparente, in lontananza vedo un po' di meduse, capisco che e' il caso di nuotare a testa un po' piu' alta per riuscire ad evitarle... Fin qui tutto facile ma poi? E poi arriva il blu.. Eccoci a noi... Profondita' del mare ci siamo solo tu ed io adesso... Che tensione... Mi guardo continuamente attorno per capire cosa c'e', non riesco a prendere le misure ad una dimensione che non conosco, arrivano le prime correnti d'acqua fredda (oddio Mario mi aveva avvertita che con le correnti fredde arrivano le meduse noooooo), ma qui non c'e' nulla? Nulla nulla?? Ah no... C'e' un tonno che nuota qualche metro piu' giu', c'e' un raggio di sole che entra in acqua e siperde in un punto lontanissimo in fondo al mare, quindi vedo tutto? Eh si'... non nuoto nel nulla, sto volando... in acqua, ma sto volando... Ecco perche' adoro volare, ecco perche' il mio sogno di 19enne era lo spazio, le nebulose, M57 in tutto il suo splendore, ecco perche' coltivavo in segreto il desiderio di farmi portare dal mio eroe a fare un lancio col paracadute... Stare li' con il naso per aria, alla fine della pista di Lampedusa a sentire il rombo dei motori degli aerei in partenza, leggere Asimov da ragazzina, sognando un cielo nero e vellutato, accogliente e tutto da scoprire... ecco chi sono io... ecco perche' in questa dimensione non piu' sconosciuta mi rilasso, mi guardo attorno, mi fermo e sono in mezzo allo stretto, una natura spettacolare, un senso di pace infinita, due bracciate a rana (tanto per non perdere l'abitudine) ed arriva l'altra sponda, ma come e' gia' finita? Bhe' a dirla tutta l'ultimo tratto e' talmente controcorrente che mi rendo conto di"nuotare sul posto"!! Tocca spingere un po' di piu' se voglio entrare nella baia... Fatica, fatica, quella fatica che mi riesce cosi' naturale, che conosco cosi' bene, una bracciata dietro l'altra, arrivo a destinazione... Grandi sorrisi tra la gente che applaude e ci guarda stupita, grandi abbracci tra i nuotatori che possono dire: Io c'ero! Un momento che mi ha fatto guardare indietro verso quel mare cosi' blu e pensare: non avrei voluto essere qui da sola, non avrei dovuto vivere tutto questo da sola... Adesso e' ora di ricominciare...


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